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Esercizi per l'afasia da fare a casa: guida pratica per familiari

Guida per familiari: cos'è l'afasia, come parlare con la persona e sei esercizi da fare a casa, uno per ciascun percorso di AfaSys.

Se stai leggendo questa pagina, probabilmente qualcuno che ami ha avuto un ictus, un trauma o un altro danno al cervello, e da un giorno all'altro fatica a parlare, a capire, a leggere o a scrivere. Si chiama afasia. Fa paura, ma non è la fine di una vita: è l'inizio di un percorso, e tu puoi fare molto per accompagnarlo.

Questa guida spiega cos'è l'afasia in parole semplici, come cambiare il modo in cui parli con la persona, e sei esercizi da fare a casa con carta e oggetti di tutti i giorni, da concordare con il logopedista. Non sostituisce il logopedista: lo affianca.

Cos'è l'afasia (e cosa non è)

L'afasia è un disturbo del linguaggio causato da una lesione nelle aree del cervello che lo gestiscono, quasi sempre nell'emisfero sinistro. La causa più frequente è l'ictus; altre sono i traumi cranici, i tumori e alcune malattie neurodegenerative.

La cosa più importante da capire è questa: l'afasia non è un disturbo dell'intelligenza. La persona ragiona, ricorda, prova emozioni e ha opinioni esattamente come prima. Quello che si è rotto è il "canale" tra il pensiero e le parole. Immagina di essere in un paese di cui conosci a malapena la lingua: sai benissimo cosa vuoi dire, ma non trovi il modo di dirlo. Ecco, più o meno.

Non tutte le afasie sono uguali. In modo molto semplificato:

Spesso, con il tempo, un'afasia grave evolve in una forma più lieve. Stabilire di quale forma si tratta spetta al neurologo e al logopedista.

Le prime settimane: cosa aspettarsi

Nei primi giorni dopo un ictus la situazione può sembrare disperata e poi migliorare da sola, anche molto. È il cosiddetto recupero spontaneo: il cervello riduce il gonfiore, riattiva aree "stordite" ma non distrutte, e riorganizza le connessioni. Questa fase dura circa i primi tre-sei mesi ed è il periodo in cui il lavoro con il logopedista rende di più.

Dopo, i progressi rallentano ma non si fermano necessariamente. La ricerca degli ultimi vent'anni indica che il cervello resta capace di cambiare (si chiama neuroplasticità) anche a distanza di anni, e che la quantità e la regolarità della pratica sono tra i fattori più associati ai progressi. Il che significa che quello che fate a casa, ogni giorno, seguendo le indicazioni del logopedista, fa parte del percorso.

Non esistono tempi standard. Dipende dall'estensione della lesione, dall'età, dalla salute generale, da quanto presto è iniziato il percorso con i professionisti e da quanto è intenso. Diffida di chi ti promette date o risultati.

Come parlare con chi ha l'afasia

Prima ancora degli esercizi, il modo in cui comunicate in famiglia conta più di qualunque esercizio, e lo fai già tutti i giorni. Alcune regole che cambiano tutto:

Sei esercizi da fare a casa

Prima di partire, tre regole valide per tutti gli esercizi:

  1. Poco e spesso. Meglio venti minuti quasi tutti i giorni che due ore la domenica. La stanchezza mentale arriva prima di quanto pensi. Come riferimento, le linee guida europee sull'afasia (ESO 2025) raccomandano per la logopedia almeno venti ore complessive: è un dato sul lavoro con il professionista, non sugli esercizi a casa, ma rende l'idea che i cambiamenti chiedono continuità.
  2. Difficoltà giusta. Se riesce sempre, è troppo facile; se sbaglia sempre, è troppo difficile e lo scoraggi. Punta a circa sette risposte giuste su dieci.
  3. Niente correzioni a raffica. Se sbaglia, dai tu il modello corretto con naturalezza ("Sì, è una mela") e vai avanti. Il tono da esame rovina tutto.

Ogni esercizio qui sotto si può fare con carta e oggetti di casa. Li abbiamo ordinati come i sei percorsi di AfaSys, lo strumento di pratica linguistica di questo sito: così, se decidi di usarlo, sai già cosa aspettarti. Sotto ogni esercizio trovi che cosa fa l'app in quel percorso, né più né meno.

1. Denominazione: trovare la parola

Cosa serve: oggetti di casa o fotografie di oggetti comuni (tazza, chiavi, occhiali, telefono).

Come si fa: mostra un oggetto e chiedi "Cos'è?". Se non arriva la parola, aiuta per gradi: prima con un indizio sul significato ("serve per bere"), poi con la prima lettera o la prima sillaba ("ta…"), infine con la parola intera da ripetere. Usa sempre lo stesso ordine di aiuti, così la persona impara a "cercare" la parola da sola.

Quanto dura: 10–15 parole per sessione.

Errore da evitare: partire da parole difficili o rare. Le prime settimane si lavora sulle cose che si usano ogni giorno.

Con AfaSys (percorso Denominazione): la persona guarda l'immagine di un oggetto o di una situazione quotidiana e cerca la parola, scrivendola o, se si attiva la voce, dicendola. Il pulsante Aiuto dà gli indizi nello stesso ordine che useresti tu: una descrizione breve, l'area a cui appartiene la parola, la prima lettera, poi la prima parte della parola con il numero di sillabe. Si parte dalle parole di casa e tavola e si arriva a servizi e spostamenti. L'app tiene sul dispositivo un diario della pratica: registra, per ciascuna area di parole, quante volte sono serviti gli aiuti e suggerisce quali aree riprendere. È un promemoria di esercizio, non una valutazione della persona.

2. Comprensione: ascolta e indica

Cosa serve: tre o quattro oggetti sul tavolo, o le loro fotografie.

Come si fa: "Indicami la tazza." Parti da oggetti molto diversi tra loro (tazza, chiavi, mela), poi avvicina le alternative (tazza, bicchiere, piatto). Quando le parole singole vanno bene, passa alle descrizioni ("indicami quello che serve per bere") e alle frasi brevi ("prendi quello che metti sul pane"). Se non risponde, aspetta qualche secondo e ripeti la stessa frase, identica, senza alzare la voce.

Quanto dura: 10 richieste per sessione.

Errore da evitare: riformulare subito in modo diverso. Cambiare parole a raffica aumenta la confusione; ripetere uguale, con calma, aiuta.

Con AfaSys (percorso Comprensione): la persona ascolta o legge una parola, una breve descrizione o una frase e sceglie l'immagine giusta tra un massimo di quattro. All'inizio le alternative sono molto diverse tra loro; nei passaggi successivi diventano più vicine (le "categorie vicine"), esattamente come faresti tu sul tavolo. Gli aiuti contestuali compaiono se servono.

3. Lettura: parole e frasi brevi

Cosa serve: parole scritte grandi e chiare su fogli o cartoncini, poi frasi brevi.

Come si fa: parti da parole singole, corte e concrete (casa, pane, sole) da leggere ad alta voce o da abbinare all'oggetto giusto. Quando la lettura di parole è stabile, passa a frasi di tre-quattro parole ("Il gatto dorme", "Mangio la pasta"). Se la persona si blocca, leggete insieme all'unisono, poi tu abbassi la voce e la lasci proseguire.

Quanto dura: 10 minuti.

Errore da evitare: usare giornali o libri troppo presto. Il testo fitto scoraggia; servono parole grandi e poche per volta.

Con AfaSys (percorso Lettura): parole e frasi brevi compaiono una alla volta, con caratteri grandi, da abbinare all'immagine giusta. Si parte dalle parole di casa più familiari e si arriva a cartelli, messaggi e frasi utili di quartiere. Quando serve entra la lettura accompagnata: l'app legge il testo ad alta voce, aggiunge un supporto visivo e una domanda chiusa, e suggerisce a chi accompagna di leggere una volta sola, aspettare qualche secondo e aiutare un passo per volta.

4. Scrittura: dalla copia alla parola

Cosa serve: carta, penna grossa, parole modello scritte in stampatello.

Come si fa: prima copiare (il proprio nome, i nomi dei familiari, parole familiari), poi completare parole a cui manca una lettera, poi scrivere il nome di un oggetto mostrato. Se la mano destra è debole per l'ictus, si usa la sinistra, oppure una tastiera: conta la parola, non la calligrafia.

Quanto dura: 5–10 parole.

Errore da evitare: correggere ogni lettera. Se la parola si riconosce, va bene.

Con AfaSys (percorso Scrittura): la persona guarda l'immagine e scrive la parola con la tastiera. L'app accetta le forme quasi corrette e lo dice ("forma corretta: …"), offre aiuti sui suoni iniziali e concede tre tentativi prima di mostrare la parola. Si parte da parole frequenti da copiare o completare con il supporto dell'immagine e si arriva a parole ed espressioni utili con meno aiuti. Per chi ha la mano debole, scrivere sullo schermo toglie di mezzo il problema della calligrafia.

5. Routine quotidiana: le richieste che servono davvero

Cosa serve: niente, o gli oggetti della situazione che scegliete.

Come si fa: scegli una situazione vera della giornata (a tavola, in farmacia, al telefono con il medico) e allenate la richiesta breve che serve lì: "Passami il pane", "Vorrei fissare una visita", "Mi serve questa medicina". Prima proponi tu due o tre versioni e fai scegliere quella giusta; poi lascia che la dica da solo; infine usatela davvero, nella situazione reale.

Quanto dura: 3–4 situazioni per sessione.

Errore da evitare: frasi lunghe e cortesi. Qui vince la frase corta che funziona; la buona educazione viene dopo.

Con AfaSys (percorso Routine quotidiana): scene concrete (casa, farmacia, spesa, una visita da fissare) con una domanda e alcune risposte brevi tra cui scegliere quella adatta. Si parte da tavola e bisogni immediati e si arriva a spostamenti e comunicazione utile. Dopo l'esercizio l'app suggerisce di riprendere la stessa richiesta in una situazione reale della giornata: "Passami il pane" a tavola vale più di dieci ripetizioni sullo schermo.

6. Analisi semantica: descrivere la parola prima di dirla

Cosa serve: un oggetto o una fotografia per volta.

Come si fa: è il "gioco delle sei domande". Prendi un oggetto e, senza chiedere subito il nome, fai il giro: a che gruppo appartiene? A cosa serve? Cosa ci fai? Com'è (colore, forma, dimensione)? Dove si trova? A cosa ti fa pensare? Solo alla fine chiedi la parola. Accetta gesti, disegni e indicare come risposte. Anche quando la parola non arriva, il giro delle domande "riscalda" la rete dei significati, e spesso la parola esce da sola alla fine. Variante più semplice: le categorie ("dimmi tre frutti", "tre cose che si trovano in cucina").

Quanto dura: 5–6 parole per sessione.

Errore da evitare: trasformarlo in un interrogatorio, o scegliere parole astratte ("tre emozioni"). Restare sul concreto, con tono da chiacchiera.

Con AfaSys (percorso Analisi semantica): per ogni parola l'app propone le stesse sei dimensioni (gruppo, uso, azione, proprietà, luogo, associazione) e solo dopo chiede la parola. È il percorso che si ispira alla Semantic Feature Analysis descritta nella pagina Fondamenti scientifici.

Due attività che non stanno nell'app (e vanno bene lo stesso)

AfaSys non copre queste due attività. Fatele a voce, senza schermo: costano zero e spesso aiutano.

Quando serve il logopedista

Sempre, e il prima possibile. Gli esercizi di questa pagina affiancano il lavoro del logopedista, non lo sostituiscono. Il logopedista valuta con precisione il tipo di afasia, decide su cosa lavorare e in che ordine, e ti insegna a fare a casa le cose giuste per quella persona. Un esercizio sbagliato per il tipo di afasia può essere inutile o frustrante.

Come trovarlo:

Chiedi al logopedista quali esercizi fare a casa e con quale frequenza. Se usate AfaSys, mostraglielo e portagli il report PDF che l'app genera: è una traccia della pratica fatta a casa, non una valutazione, e gli permette di dirti su quali percorsi concentrarvi.

Gli errori più comuni dei familiari

Li facciamo tutti, con le migliori intenzioni.

Se decidi di usare AfaSys: cosa aspettarti

AfaSys è uno strumento di pratica linguistica a casa. Si usa da soli o insieme a un familiare, con calma e senza registrazione. Le cose utili da sapere prima di aprirlo:

Apri la prova gratuita →

Strumenti e risorse utili

Domande frequenti

L'afasia si guarisce?

Dipende dalla gravità della lesione e da molti altri fattori. Molte persone tornano a un linguaggio funzionale, altre migliorano parecchio pur restando con qualche difficoltà, soprattutto se seguite con costanza da un professionista. Nessuno può promettere un esito.

Quanto dura il percorso?

I progressi più rapidi avvengono nei primi tre-sei mesi, ma il miglioramento può continuare per anni con un percorso professionale e una pratica regolare. Non esistono tempi standard.

Chi ha l'afasia capisce quello che gli dico?

Spesso sì, più di quanto sembri, soprattutto nelle afasie non fluenti. In altri casi la comprensione è compromessa. Parlagli sempre come a un adulto che capisce, e semplifica le frasi.

Gli esercizi a casa servono davvero?

La ricerca indica la quantità e la regolarità della pratica tra i fattori più associati ai progressi, e il tempo con il logopedista è in genere poco rispetto a quello disponibile a casa. Gli esercizi a casa danno continuità tra una seduta e l'altra; l'importante è farli nel modo giusto, con la guida del professionista.

A cosa serve un'app come AfaSys?

A dare continuità alla pratica tra una seduta e l'altra: esercizi pronti ogni giorno, aiuti e livello di supporto che si regolano in base alle risposte date durante la pratica, senza preparare materiale. È uno strumento di pratica, non un dispositivo medico: non sostituisce la valutazione e il piano del logopedista.


Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico, del logopedista o del neuropsicologo. È stata redatta, come AfaSys, con riferimento alla letteratura scientifica internazionale sull'afasia e sulla pratica linguistica (vedi Fondamenti scientifici): chiedi comunque al logopedista che segue la persona quali attività sono adatte al suo caso. AfaSys è uno strumento di pratica linguistica; non è un dispositivo medico ai sensi del Reg. (UE) 2017/745, non formula diagnosi, non prende decisioni sulla salute e non promette miglioramenti. Ogni riferimento a farmaci negli esempi e negli esercizi ha finalità esclusivamente linguistica: l'assunzione di medicinali segue solo la prescrizione del medico curante.